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Antico, inebriante Lolium

La graminacea spontanea, usata anche come foraggera, ha origini antiche e annovera fra gli usi storici anche quelli psicotropi

Se ne perdono le origini nella notte dei tempi, poiché le piante appartenenti al genere Lolium spp. sono cosmopolite e da sempre rappresentano per l’uomo gioie e dolori.

Gioie, in quanto piante come Lolium multiflorum, una delle otto specie più conosciute e noto anche come loiessa o loglio italico, è da tempo fra le colture foraggere alla base dell’alimentazione del bestiame, sia come foraggi freschi, sia come insilati.

Dolori, poiché è in grado di trasformarsi da risorsa zootecnica a infestante delle colture a seconda di cosa si semini nei campi.
In più, una delle sue specie, Lolium temulentum, è anche conosciuto come zizzania o loglio ubriacante. Ciò perché su di esso possono svilupparsi alcuni funghi del genere Claviceps, ovvero l’agente della cosiddetta “segale cornuta”.

Tali funghi producono sostanze che in basse dosi inducono effetti allucinogeni, degenerando in ergotismo quando assunte in dosi massicce. Quando ciò accadeva, per fortuna in un lontano passato e soprattutto per il consumo prevalente di segale, gli sventurati che ne pativano sviluppavano demenza e necrosi agli arti, tanto da ritenere che tali fossero i personaggi mutilati raffigurati da Pieter Bruegel, detto il Vecchio, nel suo quadro “Gli storpi”, realizzato nel 1568 in pieno Rinascimento fiammingo.

Inoltre, L. temulentum produce di per sé piccole dosi di un alcaloide, la temulina, che genera effetti simili all’alcol. Mettere zizzania, quindi, è un detto che affonda le radici in un passato in cui questa graminacea era stabilmente presente nella vita quotidiana dell’uomo.

Se invece la si vede da agronomi, a meno di gestire degli allevamenti, i logli vanno guardati come a dei veri infestanti. Contro di essi è possibile usare formulati erbicidi a base di flazasulfuron, oxifluorfen, quizalofop-p-etile e diflufenican, utili in special modo su popolazioni divenute nel tempo resistenti a glifosate.

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