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Metalaxil-m: una lunga storia di successi

Registrato per la prima volta negli Usa nel 1979, l’antiperonosporico sistemico ha permesso e permette tutt’oggi di controllare la peronospora secondo logiche innovative ed efficaci.

In principio fu Metalaxyl, da intendersi come miscela di isomeri.
Introdotto per la prima volta sul mercato dall’elvetica Ciba-Geigy, decretò buona parte della fine delle strategie antiperonosporiche adottate fino a tutti gli anni 70.

Correva infatti il 1979 quando Metalaxyl venne registrato la prima volta negli Stati Uniti, rivoluzionando la storia della difesa fitosanitaria.

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Grazie alle sue spiccate doti sistemiche, permise di cambiare radicalmente l’approccio alla difesa di numerose colture, a partire dalla vite, sebbene la sostanza attiva sia impiegabile con successo anche contro le peronospore di numerose colture orticole.

Nel tempo divenne possibile isolare il solo isomero “m” – ovvero quello efficace – e da allora la sostanza attiva è conosciuta come Metalaxil-m, oppure come m-metalaxil.

Le caratteristiche di Metalaxil-m

Dal punto di vista chimico, appartiene alla famiglia delle acilalanine e agisce interferendo sui processi della sintesi dell’Rna nel patogeno (Gruppo FRAC 4 – A1).

Grazie alle sue caratteristiche intrinseche, Metalaxil-m si mostra particolarmente efficace su patogeni del genere Pythium e Pythophthora, agenti di marciumi radicali e del colletto, ma anche su Ficomiceti e Oomiceti.

Ciò lo ha reso uno degli antiperonosporici di riferimento negli anni 80 e 90, rimanendo tutt’oggi lo standard tecnico nel segmento di mercato dei sistemici.

La sostanza attiva penetra infatti velocemente nei tessuti vegetali e viene ridistribuito con la linfa nelle diverse parti della chioma, permettendo in tal modo di proteggere anche quei tessuti non raggiunti direttamente dal trattamento, oppure sviluppatisi nei giorni immediatamente successivi. Agendo dall’interno, infatti, garantisce il contenimento dei funghi inibendone la crescita.

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Miscela e sostanze attive

Anche per Metalaxil-m vale però la regola che lo vuole impiegato in miscela con sostanze attive aventi biochimiche differenti, come pure differenti comportamenti sulla pianta e contro il patogeno. Ecco perché i migliori risultati si possono ottenere con miscele a due o a tre vie.

Nel primo caso, il sistemico trae vantaggio dalla presenza di un prodotto di copertura come Folpet o rame. Nel secondo caso, a Folpet può essere aggiunto anche Cimoxanil, citotropico dalle spiccate capacità curative. In tal modo il patogeno trova diverse barriere a impedirne la diffusione, anche in una logica antiresistenza.

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