folpet pilastro insostituibile

Folpet: pilastro insostituibile

L’antiperonosporico, oltre a risultare efficace contro peronospora e numerosi altri patogeni, vanta un profilo tossicologico eccellente, mostrandosi anche poco incline a diffondersi nell’ambiente.

Il Folpet

Venne lanciato per la prima volta negli Stati Uniti nel 1948, ma se oggi Folpet venisse presentato al mercato come nuovo antiperonosporico verrebbe probabilmente accolto con entusiasmo dal mondo tecnico.

Alquanto notevoli appaiono infatti i suoi valori di Adi (Acceptable daily intake), come pure la ARfD (Acute reference dose) e la Aoel (Acceptable operator exposure level).

Ciò è conforme alla sua LD50 estremamente favorevole, pari a 10mila milligrammi per chilo di peso corporeo, ovvero tre volte meno tossico del sale da cucina. Inoltre, non presenta effetti neurotossici o immunotossici sullo sviluppo, né tanto meno si mostra bioaccumulabile.

Unica “pecca” agli occhi dell’immagine pubblica di Folpet, la classificazione in gruppo 2B della Iarc, quello dei possibili cancerogeni. Tale inserimento è però dovuto a test in cui Folpet sarebbe risultato cancerogeno su ratti quando somministrato per un anno alla dose di un grammo per chilo di peso corporeo.

In pratica, un essere umano di 60 chilogrammi dovrebbe assumere 60 grammi di Folpet al giorno per essere esposto alla medesima dose utilizzata in laboratorio. Un aspetto, quello dell’esposizione, che non viene però contemplato da Iarc. Letta quindi con la debita razionalità, anche sul fronte della cancerogenesi Folpet si conferma sicuro per l’uomo, sia in veste di consumatore/astante, sia come operatore, visti i livelli di esposizione umana milioni di volte inferiori a quelli testati.

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Non a caso, anche l’Epa americana ha confermato nel tempo i propri pareri positivi su questa molecola, ribadendone la sicurezza per l’uomo.

Grazie poi alla sua alta lipofilia, la molecola penetra facilmente negli strati cerosi delle superfici vegetali trattate, quindi resiste al dilavamento amplificando l’efficacia e riducendo la necessità di ripetere i trattamenti. Inoltre, per la medesima caratteristica chimico-fisica, non si presta facilmente a fenomeni di asportazione dai suoli, sempre operate dalle piogge. Ciò spiega perché Folpet non compare praticamente mai nei periodici monitoraggi ambientali delle acque.

Folpet: il punto di vista chimico

Dal punto di vista chimico, Folpet appartiene alla famiglia delle tioftalimmidi ed è attivo contro gli oomiceti come la peronospora della vite, sulla quale esplica un’azione protettiva per contatto.

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Il modo d’azione risulta multisito (gruppo Frac M4), fatto che oltre a garantire alti livelli di efficacia sul patogeno scongiura anche l’eventuale insorgenza di fenomeni di resistenza e, vista la recente rarefazione delle sostanze attive multisito, culminata recentemente con la revoca di mancozeb, Folpet offre quindi un plus tecnico di cui sarebbe bene tener conto durante la stesura dei programmi di difesa.

Oltre però all’elevata efficacia sulla peronospora, Folpet offre anche una lunga serie di vantaggi tecnici, esplicando un’azione di contenimento su carie bianca, eutipiosi ed escoriosi, nonché possedendo anche un’apprezzabile attività collaterale contro oidio e black-rot.

Fra tali azioni secondarie si possono infine annoverare gli effetti di contenimento su alcuni organismi non patogeni, come Aspergillus e Penicillium, produttori di micotossine. Grazie a tali importanti benefici tecnici, Folpet si presta quindi ottimamente alla composizione di miscele con altri antiperonosporici dotati di attività citotropica o sistemica, come per esempio cymoxanil e metalaxil-m.

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